Mars Morning: The importance of being less

I principi semplici sono i più democratici perché valgono su larga, larghissima scala. L’accezione positiva del predicato nominale non tragga in inganno, est modus in rebus.

Boccuccia a cuore e selfie.

Nel 1995 scrissi la tesi sul villaggio globale: Touché, questo modermissimo calembour non me lo sarei immaginato.Corrono quei tempi in cui tocca precisare che il principio dev’essere solido, acclarato e di fonte certa. Insomma occorre di far ragionar la ragione, disinserire quel fastidioso pilota automatico che è uso allo schianto in presenza del benché minimo riverbero. Oggidì tocca dare i tempi di lettura… come se tutti leggessimo e soprattutto capissimo alla stessa velocità.

Ah già: Egalitè!Pardon! Visto che siamo tutti uguali quel che dico io vale quel che dici tu…e infatti c’è chi si fa curare il cancro dallo stregone. Tra un po’ parte un vaffa, meglio tagliare l’aria tornando al concetto di velocità … tutto è fast: il food, il social, l’informazione. Viviamo di titoli, ragioniamo e soprattutto discutiamo per titoli, immagini, citazioni e aforismi. Ci abbuffiamo di calembour.

Un mondo di Iceberg privi di parte sommersa, pavoni che prendono a prestito le penne. E ancora parrebbe accettabile se le suddette penne fossero d’autore, usate col senno per cui furono create.

Ahimè.

Esistono ancora i reporter? Vi siete mai chiesti come certe notizie escano in tempo reale, quasi una presa diretta in contemporanea planetaria? Secondo voi ogni testata giornalistica ha un uomo sul campo, un segugio, uno che le informazioni le verifica con calma e dedizione, uno che fa domande magari scomode, uno che mette il naso nella notizia, si sporca le mani? Io credo di no, sono più propenso a descrivere il fenomeno come “Tam Tam” mediatico, moderno “Copia e Incolla” selvaggio e creativo, informazione liquida. Insomma una palude fertile per ogni tipologia di informazione: da quella ‘dis’ a quella ‘contr’ , per non parlare delle “marchette” rivalutate oggi col termine “branded”, le fake e le controfake, la diffamazione, l’esibizionismo. La piazza globale (internet) è un habitat straordinariamente adatto a tutto ciò dove ciascuno può dire la sua soverchiando senza rischiare come un teppista da stadio, una terra franca dove i numeri contano più della logica.  Mi fermo qui, che il tema s’aprirebbe a ventaglio e toccherebbe (di nuovo!) denigrare certe facce della moderna democrazia pettegola.

Boccuccia a cuore e selfie.

Occhialiiii siori e sioreeeee!

Fb = – Fa

Per chi non l’avesse riconosciuta è la terza legge della dinamica ed enuncia che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. La sua bellezza sta in tanta semplicità e linearità che la fa apparire algida. Affermazione, tra l’altro, concettualmente e fattivamente vera su scala (quasi) universale.

Stillicidio.

Esaurito l’ultimo atomo di resilienza qualsiasi sistema funzionale precipita, collassa, implode oppure …esplode. Il decadimento quantistico dei suddetti atomi lascia tracce evidenti del processo e non sempre l’uso degli spettrometri è d’uopo. Lo spicinio delle mega aggregazioni molecololari risulta infatti, col passare del tempo, evidente, tanto da impremersi finanche nella retina dei più miopi.

Regola: tanto più è evidente, tanto più è vicino. (La scrivo al contrario così risulta più chiaro l’effetto rispetto alla causa).

Regola: tanto più è vicino, tanto meno è reversibile.

Lo si può identificare chiaramente in un sordo rumore di sottofondo che arriva da lontano e monta in un’onda via via più sonora, più rapida e irrefrenabile. Chiunque abbia vissuto l’esperienza di un maremoto, o di un terremoto ondulatorio ha chiaro in mente il concetto.

Quest’orda barbarica e spettrale è terrificante, arriva apparentemente dal nulla,  dapprima in punta di piedi, successivamente al trotto, poi al galoppo, poi travolge gli astanti attoniti e impotenti, distrugge e lascia una tabula rasa, disperazione e pianto. Il problema è di quelli seri perché in questo Tzunami sono poche le gocce del mare che credono di potersi fermare, le altre, disilluse e distratte, si lasciano trasportare (Boccuccia a cuore e selfie).

Più avanti c’è Muttley?

Sondiamo? Attenzione fa male (ask Ted).

Dovessimo chiedere a tutte le forme di vita non umane del pianeta riceveremmo sicuramente da gran parte di esse la seguente risposta “Siete in troppi” (dice che non c’è la domanda… selfie please!).  Il pianeta stesso solleverebbe la medesima osservazione postulandovi  “Siete anche troppo voraci, rumorosi, spreconi… per voi abbastanza non è mai abbastanza.

Lo ha dimostrato chiaramente il lockdown dello scorso anno, esseri umani a parte, la tifoseria sembrava stare dalla parte del virus. Lo dicono i Lupi che sono tornati a popolare le nostre montagne, lo affermano i pesci, le renne,le lagune,  i fiumi, i mari, i laghi, le foreste e le campagne. Lo griderebbero, se potessero le numerose specie estinte.

Il genere umano assomiglia ogni giorno di più ad un’orda di piranha affamati che si avventa sulla carcassa del pianeta. Le risorse scarseggiano, l’inquinamento dilaga, l’economia richiede sempre e costantemente una crescita, in caso contrario suonano campanelli d’allarme (se me ne resterà la gana, scriverò un articolo su questa che definisco Quake Economy). In tv: la cina cresce del 6%, gli Usa di più, l’India è a due cifre! Stop ai risparmi, bisogna investire, guai a tenere i soldi nel conto corrente, alle banche costa (una certa colorita espressione romana no?).

Affermare che siamo al collasso appare chiaramente catastrofico ma la storia non mente: tutte le ere (e civiltà) hanno una fine, che ci piaccia o no. Ecco questa semmai è una solida certezza: il consumismo spietato è alla sua evoluzione finale.

Un discorso sterile? Il solito al lupo al lupo? Ancora la Thunberg? Boccuccia a cuore e selfie?

Eh no! Into the wild!

E se le altre specie non fossero le sole a pensare che siamo in troppi? Se uno o più esseri umani pensassero che siamo in troppi? E se uno o più esseri umani pensassero che “siete” in troppi? Ancora una volta la storia ci viene in soccorso a volerla leggere senza paraocchi. Forse a qualcuno il nome di Ted Kazinsky non dice nulla e men che meno la pillola rossa. Quella di Ted è la storia di uno sconfitto, ma quanti Ted esistono al mondo? Molti di più di quel che si crede, e come sempre ci sono i buoni e i cattivi.

Ted era solo, povero e senza mezzi… e non lavorava in un laboratorio di virologia.

Medaglia , medaglia! Dai Muttley, sorridi.

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