Barnum

Il vero spettacolo è dietro le quinte.

Un popolare e potente esempio è rappresentato dalla barzelletta: pochi elementi messi sul piatto scatenano la risata.

Bisogna saperla raccontare ma ride (o piange) chi la capisce.

Quello del racconto breve è un sottogenere letterario dal grande fascino.  Un soggetto impegnativo tanto per lo scrittore quanto per il lettore perché si consuma in fretta e dietro c’è un grande lavoro: per essere indimenticabile dev’essere chimica, passione e sentimento. Non è raro che in tali racconti vi siano nascosti indizi, camei, pettegolezzi, elementi pruriginosi, scherni, segreti inconfessabili, tremende vendette.

Ognuno è libero di scrivere quello che crede, con lo stile che più gli aggrada purché la forma non ne abbia troppo a patire e le regole grammaticali e ortografiche siano rispettate. Fatta questa assai doverosa premessa, lo scrittore neofita e l’attento lettore potranno notare con interesse che il racconto breve è costruito con appositi strumenti imposti, se vogliamo, dalla concisione che lo contraddistingue. Vediamone alcuni.

L’apologo: un racconto breve può avere uno scopo ossia quello di impartire un insegnamento o una morale, tipico della Novella.

Italo Calvino

La forma circolare: un buon racconto breve si chiude laddove si è aperto facendo compiere al lettore una traiettoria precisa. Una buona chiusura può riempire il lettore di grande soddisfazione. Di certo non è una regola, se prendiamo ad esempio “Su nel Michigan”  (Ernest Hemingway, I 49 Racconti) possiamo notare che la chiusura è di tutt’altro genere.

Ernest Hemingway

L’ellissi: l’omissione di tutto ciò che non è strettamente necessario. Lo scrittore lavorerà per sottrazione eliminando parole, avverbi, frasi superflue. E’ un’abilità dirimente che lo scrittore accorto può utilizzare come un’arma a doppio taglio nel momento in cui desiderasse lasciare un certo margine di discrezionalità al lettore. La lettura di Raymond Carver gioverà a comprendere quanto il patto possa essere spinto all’estremo.

Raymond Carver

Archetipo: l’utilizzo di modelli noti e adatti al racconto è uno straordinario volano per introdurre il lettore nel racconto. Inserire un elemento noto, connotato di caratteristiche proprie, permette all’autore di innestare un potente catalizzatore di sinapsi, catapultare il lettore nel paesaggio letterario. Ovviamente anche l’uso del modello dev’essere accorto e calibrato sul pubblico cui è rivolto il racconto.

Marcel Schwob

La speranza è un’ottima colazione ma una pessima cena.

John Aubrey (Brevi vite di uomini eminenti)