Epigrammi

Gli epigrammi oltre il Barnum

Non lontano dall’epitaffio per lo più votato alle lodi per questo spesso bugiardo e sibillino, secondo Treccani l’epigramma è un breve componimento in versi che, sorto originariamente come iscrizione, spec. funeraria, poi componimento mirante a fermare il ricordo di una vita, di un’impresa, di un’offerta , ha infine assunto, già tra i Greci e i Romani, il tono e il carattere che ha conservato nelle letterature moderne, di arguzia ironica e mordace, talora caricaturale, in cui l’ispirazione morale, sociale o politica si traduce spesso in un rapido e vivace ritratto o quadretto.

A ben guardare l’effettiva produzione degli epigrammi dovremmo tradurre quel “in versi” perlomeno in “versi liberi” giacché Edgar Lee Masters (Antologia di Spoon River) compone i suoi epigrammi in una forma assai simile alla prosa (osservazione per altro già composta a suo tempo da Cesare Pavese).

L’epigramma dunque può risiedere in quella terra di confine tra poesia e prosa e quindi può entrare a pieno diritto nel genere letterario del racconto breve.

Edgar Lee Masters (1869-1950)

S’inizi col dire che Masters fu ispirato dalla lettura dell’Antologia Palatina (raccolta scoperta nel 1607 dal Salmasio in un codice della Biblioteca Palatina di Heildelberg, contenente 3700 epigrammi di varie epoche), tuttavia la sua idea fu originale perché i suoi singoli componimenti furono intrecciati come espediente per raccontare la storia di un villaggio. Il narratore sembra risvegliare i morti che risponderanno ad uno ad uno, ciascuno raccontando la propria vita.

A me piace pensare all’autore ai piedi di quella collina, in una giornata di sole che grida al vento la formula magica del risveglio:

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
 l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso?
 Tutti, tutti, dormono sulla collina.
 Uno trapassò in una febbre,
 uno fu arso in miniera,
 uno fu ucciso in rissa,
 uno morì in prigione,
 uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari -
 tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
 Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
 la tenera, la semplice, la vociona, l'orgogliosa, la felicie?
 Tutte, tutte, dormono sulla collina.
 Una morì di un parto illecito,
 una di amore contrastato,
 una sotto le mani di un bruto in un bordello,
 una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
 una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
 ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag -
 tutt, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.
 Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
 e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
 e il maggiore Walker che aveva conosciuto
 uomini venerabili della Rivoluzione? 
 Tutti, tutti, dormono sulla collina.
 Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
 e figlie infrante dalla vita,
 e i loro bimbi orfani, piangenti -
 tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina
...

I defunti si risvegliano e prendono voce ad uno a uno con la loro umanità ancora viva, come se i sentimenti non fossero trapassati ma ancora vibranti nel mondo. In alcuni casi si assiste ad un vero e proprio botta e risposta a suon di epigrammi tra i morti:

 Luise Smith
 Herbert ruppe il nostro fidanzamento di otto anni
 quando Annabella ritornò al villaggio
 dal collegio, ahimè!
 Se avessi rispettato il mio amore,
 forse sarebbe diventato un gran dolore -
 chi sa? - riempendomi la vita di profumo.
 Ma io lo torturai, lo avvelenai,
 lo accecai ed esso si  mutò in odio -
 edera mortale invece che clamide.
 E l'anima cadde dal suo sostegno,
 i suoi viticci si intricarono in rovina.
 Non  permettete al desiderio di farvi da giardiniere dell'anima
 a meno che siate sicuri
 ch'essa è più saggia dell'anima vostra. 

Risponde

 Herbert Marshal
 Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
 nacquero dalla tua illusione, che fosse leggerezza
 di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
 ciò che mi fece volgere ad Annabella e abbandonarti.
 In realtà tu prendesti ad odiarmi per amor mio,
 poiché io ero la gioia della tua anima,
 formato e temprato
 per risolverti la vita e non volli.
 Ma tu eri la mia disgrazia. Se tu fossi stata
 la mia gioia, non mi sarei forse attaccato a te?
 Questo è il dolore della vita:
 che si può esser felici solo in due;
 e i nostri cuori rispondono a stelle
 che non vogliono saperne di noi. 

Così il reverendo Abner Peet si lagna dalla tomba perché l’oste che si aggiudicò il baule dopo la sua morte bruciò senza rispetto tutti i fogli con i sermoni che egli aveva scritto in una vita intera, A.D. Blood il proibizionista si lamenta perché una coppia di amanti usa la sua tomba a mo’ di alcova, il giudice Somers che si piagnucola addosso perché giace su una tomba anonima mentre l’ubriacone della città ha un cippo di marmo. Tanti racconti brevi che si intrecciano nel costruire un unico racconto, precursore di talune moderne sitcom, se volessimo esagerare.

Masters talvolta non riesce proprio a trattenersi dall’esprimere un giudizio anche piuttosto caustico sui personaggi assurgendo a demiurgo piuttosto che a narratore.

 John M. Church
 Ero procuratore della “Q”
 e della compagnia di Assicurazione che protegge
 i proprietari della miniera.
 Tramavo col giudice e la giuria
 e le altre corti per calpestare il diritto
 degli infortunati, delle vedove e degli orfani.
 Così mi feci una fortuna.
 L’associazione degli avvocati cantò le mie lodi
 In un elevato discorso.
 E i tributi di fiori furono molti
 ma i topi mi hanno divorato il cuore
 e una serpe ha fatto il nido nel mio cranio! 

Va ancor peggio al direttore  del  “Clarion”, il signor  Whedon  la cui nemesi è così descritta:

...
Essere direttore, com’ero.
Poi, giacermene qui – vicino al fiume
dove sbocca la fogna,
e scatole vuote e immondizie finiscono,
e si nascondono gli aborti.

Puritano? Forse, o forse no. Il confine tra giudizio e vendetta è sempre piuttosto labile.

L’alcool cominciava a schiarirgli le idee

Raymond Carver (perché non ballate?)