I Caratteri

I Caratteri oltre il BARNUM

Il carattere è una particolare tipologia di racconto breve nel quale si descrive un archetipo legato alla personalità umana, in sintesi un archetipo di archetipi. Mi tornano in mente gli strofinacci raffiguranti “Il tiranno”, “L’avaro”, “il Tirchio”, rubicondi e colorati che mia madre usava in cucina negli anni ’80, chissà se qualcun altro li ricorda.

Il carattere nel racconto breve s’incarna nella descrizione di un tipo, un marchio, qualcosa che rende il soggetto immediatamente riconoscibile. Figure che più che da una personalità sono connotati da un insieme di caratteristiche preminenti su tutto il resto. L’identikit è di tipo psicologico, descrivere un carattere è descrivere un mondo.

“Il Ghiottone” (Alberto Moravia, Racconti surrealisti e satirici) è di quelli veramente divertenti e spassosi che dovrebbe, se già non lo è, essere inserito tra le letture scolastiche. E’ un esempio di scrittura forbita, elegante, ricercata ma evocativa, pregnante, florida e divertente.   Ecco il passo in cui descrive la macelleria:

 “ Quivi, tra i quarti bianchicci e sanguinosi appesi agli uncini di ferro e tenuti bene aperti e separati, con una macabra impudicizia, da robuste canne incrociate, il notaio può fare a suo agio la più indecisa e la più varia delle scelte: farsi spaccare sul ceppo arrossato, con un sol colpo di mannaia, una bella bistecca con l'osso, o involtare nella sonora carta gialla il lobo scuro e lustro di un fegato, oppure farsi pesare sui piatti di ottone della bilancia un grappolo di trippe rugose e giallognole, o meglio ancora, il notaio è grande amatore di lessi, radunare insieme un grasso e irsuto piede di porco, una punta rasposa di lingua, e il lato destro di una testina di vitello con tutto l'orecchio quasi asinino, il tenerume delle cavità orbitali e persino qualche dente.

Durante questi acquisti, il notaio si leva sulle punte dei piedi per meglio dominare l'alto banco marmoreo del macellaio, senza ribrezzo rivolta con le mani trippe, rognoni e fegati, i colpi di mannaia non gli fan battere ciglio, né arricciare il naso il puzzo delle carni.” 

Non v’è dubbio che l’espressività del Moravia, dal lessico sopraffino, tocca livelli eccelsi: la macabra impudicizia dei quarti, la carta sonora, il fegato lustro, il grappolo di trippe, la lingua rasposa. E’ evidente che qui non vi sia solamente una padronanza magistrale del linguaggio ma anche piuttosto una vivida capacità di osservare e descrivere. E’ innegabile che questa macelleria è più reale della realtà perché lo scrittore ci fa notare particolari dei quali non ci siamo mai accorti entrando in quella bottega. E questa è un’altra meravigliosa caratteristica del racconto breve, ossia quella di prestarsi a tanta intensità che nessun autore riuscirebbe a riprodurre costantemente in un romanzo o un’opera narrativa. Iperrealismo barocco, un ossimoro perfetto, un solitario.

Il Malato immaginario, Il misterioso, Il curioso affiancano il Ghiottone nella galleria di caratteri.

Nella raccolta, tuttavia, non ci sono solo caratteri ma anche altri meravigliosi racconti “psicotropi” che vale la pena di leggere come ad esempio “Il coccodrillo”, “Il pensiero della signora Fasano”, “La rosa”. In essi si potranno scoprire, oltre ad un incredibile numero di vocaboli desueti, dimenticati e ricercati, tutte le caratteristiche del racconto breve citate nell’introduzione a questo genere letterario.

Alberto Moravia

Mala cosa nascere diversi dalla moltitudine. Non si sa perché, non si sa come, la diversità diventa, di punto in bianco, inferiorità, peccato, delitto.

Alberto Moravia (la rosa)