Il Burocrate

I caratteri – Il Burocrate

L’M.C.C.S l’aveva assunto trent’anni prima: quel dì, la C.P.S (commissione alle posizioni strategiche) l’aveva giudicato inestimabilmente inetto. Al termine del colloquio, la commissione gli offrì l’unico posto disponibile al prestigiosissimo S.C.R.U.R., lo sportello cassa reclami ufficio reclami. Secondo la C.P.S, infatti, quell’omuncoletto era nato allo scopo, cucito su misura per quella sedia, lo sposo perfetto.

Lui, lì per lì, tentennò: “Ma come, così all’improvviso? Gentilissimi signori, una cassa comporta grande responsabilità ed io son ragioniere eppur m’ingarbuglio nel maneggiar denaro.” Lo disse con l’aria afflitta, in fil di voce, mal celando una contrizione assoluta. “Davvero, ringrazio per la gentile proposta ma proprio non posso accettare.”  Sembrava sinceramente mortificato.

“No no giovanotto che va farfugliando! L’addetto allo S.C.R.U.R. ha il preciso compito di incassar parole e lamentele altro che quattrini! Di quelli ne vedrà ben pochi, ha la mia parola. E’ scritto in termini chiari e incontrovertibili all’articolo sesto comma 33 bis del regio decreto.” Ruggì quello che pareva il direttore dei direttori.

“Per altro mai abrogato!” Intervenne qualcuno a dargli manforte.

“Eccome no! Giovanotto, si fidi, non posso certo spiegarle tutto così su due piedi, senza una richiesta ufficiale e protocollata.”  Riprese il capo commissione spingendo in fuori il panciotto e voltandosi a destra e a sinistra per raccogliere i dovuti moti d’approvazione dei colleghi che gli facevano da ali. 

“Parole e lamentele.” Balbettò timido il candidato rivolto a se stesso.

“Proprio così!” proseguì l’alto papavero “ Quisquilie, piccolezze, casetti inevasi dall’ufficio reclami, beghette insignificanti, rognette futili, dispettini! Niente che non si possa schiacciare sotto il colpo ben assestato del giusto timbro. Tutta, polvere decantante! Non si preoccupi non le sarà MAI chiesto di prendere l’iniziativa.”

“L’arte sublime dell’archiviare!” Chiosò un altro membro alla sinistra di quello, in brodo di giuggiole a udir siffatte dichiarazioni.

“Allora giovanotto… accetta sì o no? Non abbiamo tempo da perdere noialtri!”

Un Modulo si materializzò da chissà dove e lui lo firmò, pronunciando il fatidico “Sì”.

Non gli era andata poi così male.

L’ufficio era discreto, isolato, lontano dal via vai della gente, ottimamente infrattato nello scantinato dell’M.C.C.S.. Scovarlo era cosa per pochi, esperti del ricorso, esoterici del reclamo, amanti del ciclostile, perditempo, insomma poco di buono che l’addetto allo S.C.R.U.R riceva armato di apposita modulistica. Il suo compito consisteva nell’incassare senza elargire, nel promettere velatamente senza concedere, nel comprendere senza capire, nel tergiversare, procrastinare, deviare, schivare, insabbiare. Ciascuna pratica era sapientemente protocollata e archiviata nello S.D.S.I.O. (schedario decentralizzato senza indici e ordine).

D’altro canto, la prestigiosa mansione, adeguatamente sottopagata, godeva di parecchi benefici tutt’altro che trascurabili: gli era concesso fumare alla scrivania (in esclusiva presenza di un querelante), una o due volte la settimana aveva facoltà di tener chiuso l’ufficio purché avesse l’accortezza di appendere allo sportello, nel giorno di ante chiusura, una delle targhe in dotazione. Le sue preferite erano i classici “Torno subito”, “Moduli esauriti” ,“Sciopero intermittente”. L’addetto allo S.C.R.U.R beneficiava a tutti gli effetti dell’apposita tutela che gli era stata citata quel dì del colloquio; Al titolo sesto del paragrafo XXXIV comma 33 Bis del tal decreto regio mai abrogato, si poteva leggere testualmente nero indelebile su bianco candido che:

‘ A piena tutela del diritto alla privacy dei querelanti:

  1. lo sportello cassa reclami dell’ufficio reclami (d’ora in avanti S.C.R.U.R) si costituisce a mezzo di unico incaricato;
  2. L’accesso all’archivio è interdetto al personale non incaricato;
  3. L’incaricato acquisisce le notifiche dei querelanti in unica copia originale (principio di anticontraffazione)

A piena tutela del diritto di equo trattamento dei querelanti:

  • lo S.C.R.U.R  è un organo indipendente eccetera eccetera…

In pratica l’addetto allo sportello non rispondeva ad alcun superiore, non aveva sottoposti o colleghi. Il suo mansionario altro non era che una lista asettica di moduli per ogni occasione.

Tirando le somme, l’impiego allo S.C.R.U.R. aveva i suoi bei vantaggi se non si considerava la fastidiosa e nutrita schiera di querelanti insoddisfatti a piede libero per le vie della città.

Drin’, un giorno nuovo.

Il suono acuto gli produsse un lieve riversamento di bile. S’alzò, fece quell’unico passo e fu in bagno, di fronte allo specchio sbeccato poggiato sul lavandino. Ci vide un visetto a triangolo nel quale brillavano due occhietti neri e sfuggenti. Confortato dal riconoscervi esattamente quel che ci aveva visto il giorno avanti e quello avanti ancora, sganciò il tirabaffi notturno dalle lunghe orecchie sporgenti. Tolto che fu, con meticolosa maestria, pettinò i mustacchietti e vi passò un generoso strato di cera. Rizzati ch’ebbe i baffetti tra il naso appuntito e le bocca sottile, stirò per bene il riporto dal lato che aveva radici, poi l’appiattì sul cranio e ve lo fece aderire con una noce di brillantina. Mezz’ora più tardi lasciò la colonia di monolocali diretto allo S.C.R.U.R..

Zampettò furtivo al riparo dei muri tra i vicoli secondari del centro finché non sbucò nel viale largo del ministero in prossimità dell’incrocio grande. Qui spiò a destra e a sinistra, si fraccò la bombetta in testa e annusò l’aria in cerca di odore d’imprevisti, si fidava molto più dell’olfatto che della vista. Tutto pareva in ordine, così, a passo svelto, attraversò. Raggiunto che ebbe il marciapiede opposto, s’accostò quatto al muro e lo seguì fino al grosso cancello di ferro battuto sul quale campeggiava l’insegna ‘M.C.C.S’, il ministero della complicazione delle cose semplici. Il piazzale era deserto, il palazzo vuoto, le luci spente, gli uffici chiusi; la giornata si prospettava tranquilla.

Transitava nel mezzo dell’ampio cortile del ministero quando captò un improvviso e pungente odore di guai. S’arrestò come pietrificato. Fattosi piccolo piccolo, drizzò le orecchie e puntò lo sguardo in direzione dell’uscio. Gli parve di scorgere una sagoma nera bussar alla porta del suo ufficio: “Gente a quest’ora? Non mi piace, sarà meglio passare da dietro!” Masticò sottovoce.

Invertì la rotta sul posto, zampettò furtivo verso il retro del palazzone, percorse l’intero perimetro fino all’uscita di comodo dello S.C.R.U.R. ed entrò. Sotto la pallida luce dei neon ingialliti, l’afrore di rogna già saturava i corridoi, una nebbia densa e verdastra tra gli schedari ammuffiti.

‘Tum, tum, tum’, colpi pesanti alla porta: “Ragioniere è in ufficio?”

“Bussa, bussa! Che ti stanchi.”  Pensò indispettito da tanto baccano.

“Ragioniere apra, sono il commissario per gli affari interni, in missione per conto del ministro medesimo.” Insistette quello di fuori.

Si metteva male. Nessuno del ministero s’era mai scomodato a fargli un’inutile visita, men che meno di primo mattino. Il fetore di seccatura s’irrobustiva, la situazione esigeva un’azione impavida. Si diresse all’uscio e aprì.

Benvenuto Eccellenza!”. Disse abbassando il volto in quel che poteva sembrare un inchino ma non era che un modo per celare l’espressione disgustosa che gli si era dipinta in viso. Il labbro superiore gli s’era inarcato in maniera raccapricciante mettendo alla luce due piccoli e oblunghi incisivi ingialliti.

Il commissario fece un passo in avanti e attaccò deciso a non far prigionieri: “Ho poco tempo da perder anche così di buon’ora perciò vengo al sodo. I tempi sono cambiati soffiano venti nuovi, il ministro non vuole in giro gente scontenta. Ragioniere, la faccio breve, l’ufficio non ha più senso d’esistere.

Il ragioniere, non si scompose, scartò il suo ospite, si sedette al bureau poi s’accese una sigaretta per soverchiar il tanfo che quello si portava appresso e iniziò la giornata: “La prego commissario, non resti in piedi, s’accomodi che sistemiamo la faccenda. Sigaretta?”

Non fumo e ho fretta. Liberi l’ufficio al più presto.” Si finse indignato.

Con tutto il rispetto commissario, mi par che lei sia nuovo a quest’ufficio. Secondo il regio decreto, per altro mai abrogato, lei ha da compilare l’apposita modulistica, senza la quale questa conversazione non può esistere. Il suo si direbbe un viaggio a vuoto.” Prese un modulo dal terzo cassetto: “Lo compili correttamente altrimenti corriamo il rischio di nullitàNome, cognome in stampatello ben leggibile, non esca dalle caselle a rischio di nullità, codice fiscale, indirizzo legale ed eventuale indirizzo di corrispondenza, C.A.P., nome esatto del comune, località, frazione e sigla della provincia. Stia sempre attento alle caselline… il rischio di nullità è sempre dietro l’angolo, non può immaginare quanti casi. Più sotto trova lo spazio appositamente studiato e predisposto per inserirvi il motivo della sua visita, mi stia bene attento a non scriverci altro a pena di nullità. L’ultimo riquadro è dedicato alla querela, lo compili in stampatello senza errori a pena di nullità.” Allungò il modulo a quell’altro. 

Non usi questi trucchetti con me! Mi manda il ministro in persona!

Il ragioniere espirò con enfasi come ad averla scampata bella: “Ha fatto bene a ricordarmelo. In questo caso le cose cambiano… serve la delega del ministro illustrissimo con copia autografa del di lui documento di identità. Sapesse quanti millantatori frequentano questi locali.” Posò con fare cerimonioso il foglio di delega sopra al precedente.

“Lei mi offende!” Il commissario era veramente indignato.

Non oserei mai! Son qui per svolgere una missione, trent’anni di onorata carriera senza macchia e sbavatura. Tuttavia …” estrasse un terzo ciclostilato “questo è il modello del reclamo inerente al mio operato, se desidera esporre lagnanza sul come la sto trattando può farlo senza tema, è un suo diritto. Non si preoccupi, allo S.C.R.U.R. non facciamo gli schizzinosi, accettiamo qualsiasi mugugno. Compili tutto correttamente, nome cognome eccetera eccetera …a pena di nullità.

E sia! ” Il commissario, che s’era calmato giacché quell’altro lo stava sfidando nel suo terreno e sapeva benissimo che aveva da lasciar traccia di quella visita, si accomodò: “Ha una penna?

“Di norma l’ufficio non presta cancelleria, eppure, per dimostrarle la massima collaborazione,  per lei farò un’eccezione. Lo tenga per sé, per carità, che non s’abbia a chiacchierare di privilegi.”

Dopo che il commissario ebbe compilato e firmato i moduli nel più solido dei silenzi, li consegnò allo sportello: “Ecco fatto, spero sia tutto chiaro.”

Il ragioniere acquisì la documentazione senza scomporsi: “Una bella grafia, complimenti. Si vede che lei è persona colta ed erudita. Tuttavia, vede, manca ancora la firma del ministro. La pratica è nulla. Dovremo rivederci.

Il commissario s’alzò allungando la mano per farsi riconsegnare i moduli. “E allora mi dia quelle scartoffie che le faccio firmare al ministro.

Non è possibile! Vede, il regio decreto recita che a tutela della privacy del querelante…” Non fece a tempo a finire la frase: “Vada al diavolo! Ci rivedremo presto.” Tuonò il commissario liberando i locali dalla sua presenza.

Grazie di essere passato signore, le faremo sapere.” Squittì il ragioniere notevolmente sollevato.

Quando l’altro ebbe chiuso la porta, il ragioniere si sfregò a lungo le piccole mani, impresse il timbro “Nullo” sui tre moduli che aveva acquisito, li portò un po’ a spasso nel labirinto dei sotterranei e li archiviò con straordinaria casualità. Anche volendo non li avrebbe mai ritrovati.

Era in ufficio da 43 minuti buoni, l’acre esalazione di guai s’era fatta più rada e quel gran lavorare gli aveva messo appetito. Affisse il cartello ‘Riordino archivi”, diede tre giri di chiave e rincasò.

Michele Gnesotto – Fucina Letteraria